Titolo: Roman
Serie:
Vampire’s Mate #1
Autore:
Grae Bryan
Editore:
Triskell Edizioni
Genere:
Fantasy, Soprannaturale, Vampiri, Romantico, LGBTQ+
Pagine:
286
Prezzo:
4,99€ (ebook) | 14,15€ (cartaceo)
Trama
Danny Kingman è
abituato a cavarsela da solo. Lavorando senza sosta come infermiere
al pronto soccorso per pagare le cure mediche della madre, ha messo
in pausa la sua vita fin da quando ha memoria. Ma quando un uomo
incredibilmente sexy e stranamente intenso lo salva da una rapina,
Danny ha la
sensazione che tutto stia per cambiare. Soprattutto quando quell’uomo
all’improvviso tira fuori un paio di zanne.
Roman Mourier vaga senza meta da decenni, in attesa dell’inevitabile giorno in cui perderà l’ultimo briciolo di umanità e il demone dentro di lui prenderà il sopravvento. Non crede nel mito dei compagni predestinati né che esista una persona capace di restituirgli la sua umanità. Finché non sente una strana attrazione per il bel ragazzo dell’ospedale e per la prima volta la speranza sboccia in lui.
Ma Roman ha altri demoni oltre a quello che nasconde dentro di sé. È abbastanza forte da proteggere Danny dal passato che lo perseguita? Una cosa è certa: ora che ha trovato il suo compagno, farà di tutto per tenerselo stretto.
ღ
RECENSIONE ღ
Attenzione la recensione può contenere spoiler
Avevo un certo timore ad iniziare questo libro e in particolare c’erano due cose che mi trattenevano:
Che lo stile di scrittura fosse pesante e fuori dai miei schemi.
E che sconvolgesse troppo l’immagine classica dei vampiri che amo.
Iniziando il libro
però mi sono ritrovata ad amare lo stile di scrittura e l’universo
vampiresco creato dall’autrice resta sul classico apportando delle
modifiche che non approvo completamente ma che non sono senza senso.
Ma addentriamoci in
questo covo di pazzi vampiri…
Danny è la classica
“eroina” che più odio quella che si fa carico di ogni problema e
situazione perché non vuole essere un peso per gli altri.
Perché gli altri
vengono prima di tutto.
Ma vaffanculo!
Roman invece è un
mix tra Stefan Salvatore ed Edward Cullen con l’unica differenza
che lui non luccica al sole (grazie agli dei). Romana ha quel senso
di colpa che attanagli Stefan, nel suo periodo da vegetariano, e
quella lussuria da eterno arrapato che racchiude Edward.
In sostanza l’ho
trovato interessante all’inizio del libro ma già a metà era
pesante come una palla al piede.
Danny è un
infermiere (che con la sua personalità è il lavoro perfetto per
lui) con una madre malata di cui si prende cura e un fratello
maggiore che ancora non ha metabolizzato la storia della malattia.
Danny si fa carico di ogni spesa riguardante la madre (perché non
vuole pesare sulle spalle del fratello che sta ancora ripagando il
prestito studentesco – sindrome da eroina modalità ON) e quindi ha
bisogno di soldi e per fare soldi ha bisogno di lavorare e quindi
accetta qualunque turno extra sia disponibile nel suo ospedale con il
risultato che Danny è sfinito dalla vita.
Roman è in fuga dal
suo passato (perché Roman è il tipo che scappa dai problemi non li
risolve) e si muove di città in città. Roman è diretto a sud
quando si ferma di fronte all’ospedale dove lavora Danny e sente un
bisogno viscerale di entrare dentro (e magari farsi uno spuntino al
sacco).
Così entra ed ha un incontro con Danny.
Ed è subito attrazione. Filo rosso del destino. Compagni predestinati.
Come dice la trama Roman salva Danny da una rapina rivelando la sua natura ma Danny non sembra averne paura anzi ne è stranamente attratto. Ed è su questa base che si ramifica tutta la storia centrata sui compagni predestinati, la codardia di Roman e la sindrome da eroina di Danny.
Non farò un riassunto del libro (questa è una recensione non un recap) mi concentrerò solo sul mio personale parere. Se siete curiosi del suo contenuto leggetelo.
Per la prima metà
del libro la lettura è stata scorrevole e mi ha affascinato (ad
eccezione di alcune cose di cui accennerò nei pro e contro)
soprattutto la storia dei compagni predestinati e del loro ruolo di
“salvatori” l’ho trovata geniale così come il fatto che sia
Danny che Roman sanno che è assurda la loro attrazione, che non
dovrebbero essere così coinvolti l’uno con l’altro, ma al tempo
stesso non possono stare lontani. Ho apprezzato davvero tanto che
l’autrice ha mostrato l’incertezza di quell’attrazione e che
abbia lasciato che Danny si ponesse delle domande prima di farlo
cadere completamente nella spirale delle anime gemelle.
Tutto okay. Tutto
molto bello.
Il mio problema con
il libro sorge nel momento in cui arriva Lucien e viene fuori il
motivo per cui Roman è in costante fuga da lui.
Il racconto di Roman
dovrebbe essere triste e tragico, dovrebbe farmi empatizzare con
Roman dovrei comprendere il suo dolore, la sua insicurezza sui
compagni e la sua ansia nella costante fuga. Ma in realtà sentire
tutta la storia mi ha nauseata e ho iniziato ad empatizzare con Luc.
Ho percepito il dolore di Luc e fin da subito mi è chiaro cos’è
che davvero ha ferito Luc.
E il fatto che Roman
e Soren continuino ad odiare Luc anche dopo aver capito che il vero
problema è stata la codardia di Roman e la sua incapacità di
risolvere i problemi mi fa incazzare.
Okay Luc non è un
santo, ha fatto delle scelte discutibili, ma loro (Roman e Soren)
sono dei santi?
Cazzo sono vampiri.
I vampiri non sono angeli, bevono sangue per sopravvivere, devono
avere un passato oscuro da cui potersi redimere.
Roman e Soren
sono davvero così limpidi da poterlo giudicare?
Giunta alla fine del
libro (ma in particolare al capitolo 20) ho compreso che Roman è un
ipocrita e amen.
Adesso passiamo alla parte che preferisco…
PRO
Il personaggio di Gabe. All’inizio l’ho trovavo fastidioso, specialmente al suo primo incontro con Roman, ma andando avanti con la lettura mi sono resa conto che Gabe è solo incapace di esprime i suoi sentimenti il che mi ha fatto rivalutare tutto il suo personaggio facendolo finire tra i miei preferiti.
Il “cattivo” del libro Lucien… Luc. È ridicolo come mi sia stato più facile empatizzare con lui che con i protagonisti. Ma è stato inevitabile perché ponendomi al posto di Luc anch’io avrei tormentato la vita di Roman ma più in stile Klaus Mikaelson.
CONTRO
Il modo in cui Roman si rivolge alla sua parte vampiresca (e questa gli risponda) mi ricorda molto il modo in cui i licantropi si rivolgono al loro lupo. All’inizio ho trovato la cosa carina ma andando avanti con la lettura ho iniziato a trovarla pesante. Da versione vampiresca di Venom si è trasformato in un vampiro con disturbo da personalità multipla. Probabilmente c’è qualcuno a cui piace ma io non sono tra questi.
Il nomignolo “piccolo re” lo trovo troppo sdolcinato e ridicolo. Forse in inglese può suonare carino per via del gioco di parole con il cognome di Danny ma leggerlo nero su bianco, anche più volte nella stessa pagina, mi ha fatto rabbrividire.
La scena in auto dopo la visita alla madre di Danny (cap 10). Non è il contesto della scena in se ma la sua ambientazione. Era davvero necessario che il tutto si svolgesse in auto? Forse è il fatto che non mi piacciano molto Roman e Danny ma molte delle loro scene mi sembrano puntate troppo sul romantico finendo col sembrare eccessivamente sdolcinate.
Il vocabolario molto ristretto di Roman. “Dolce ragazzo. Bellissimo.” sono le parole che ripete costantemente insieme a “Maledetto Luc.”. Questo vampiro è impostato su replay e anche la sua parte vampiresca non scherza.
In chiusura.
Roman e Danny non mi
hanno conquistata ma l’universo creato dalla Bryan mi ha
affascinato e voglio continuare a scoprirlo.
Soprattutto Sono
curiosa di scoprire come verrà strutturata la storia tra Soren e
Gabe e su come Lucien avrà la sua redenzione.
Soprattutto Lucien,
non vedo l’ora di leggere la sua storia.
Voto: 3

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